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Zuckerberg: “Chi controlla i dati, controlla il futuro”. Ma il video è un falso

UN MOMENTO di assoluta franchezza in cui il papà di Facebook implicitamente afferma di controllare i dati, rubati, di miliardi di persone e chiosa: “Chi controlla i dati, controlla il futuro”. Lo si vede in un video postato su Instagram, la costola per le immagini che fa sempre capo a Menlo Park. Sembra uno scherzo e, infatti, lo è.

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Non cascateci, si tratta di un falso. Dopo Nancy Pelosi, anche Mark Zuckerberg è finito vittima di un deepfake: il termine con cui vengono definiti i filmati modificati usando la tecnologia. Un contenuto diretto a sfidare le regole del social, il quale – però – ha assicurato che darà alla clip con protagonista il fondatore di Facebook il medesimo trattamento riservato alla sequenza di immagini, rallentata ad hoc e diventata virale nelle scorse settimane, in cui la leader democratica appare ubriaca: la lascerà sulla piattaforma.

Il social lo lascerà su Instagram

“Tratteremo questo contenuto nello stesso modo in cui trattiamo tutta la disinformazione su Instagram”, ha detto una portavoce del social a Motherboard, sito specializzato in tecnologia che per primo ha riportato la notizia. Ma se dei “fact-checker terzi (rispetto alla compagnia, ndr) lo bolleranno falso, verrà filtrato dalle raccomandazioni”, ovvero dai video che vengono suggeriti cercando sulla sezione ‘Esplora’ o tramite hashtag.

Chi c’è dietro il fake

Il video ritoccato di Mark Zuckerberg è più sofisticato rispetto a quello di Nancy Pelosi che, banalmente, è stato solo rallentato di circa il 75% e, secondo un’indagine del Daily Beast, postato per la prima volta su Facebook da un 34enne del Bronx in libertà vigilata per violenze domestiche che a lavori saltuari affianca la gestione di diverse pagine e siti di estrema destra. In questo caso, invece, gli ideatori sono due artisti di nome Bill Posters e Daniel Howe in collaborazione con Canny AI, una compagnia israeliana di software. Un’iniziativa che ha l’obiettivo di sensibilizzarci in merito alle manipolazioni hi-tech in cui, in un futuro non molto lontano, potremmo inciampare sempre più online. Il filmato falso di Mark Zuckerberg è solo uno, forse il più irriverente, dei tanti creati che hanno per protagonisti, tra gli altri, anche Donald Trump e Kim Kardashian. Tutti hanno fatto parte di un’esibizione presentata all’interno dello Sheffield Doc Fest, nel Regno Unito.

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Intelligenza artificiale allenata con una clip

Uno dei due fondatori di Canny AI ha spiegato al blog FXGuide che il loro lavoro si basa su una ricerca condotta nel 2017, quando gli studiosi dell’università di Washington erano stati in grado di falsificare un video dell’ex presidente Usa Obama. Canny AI crea i filmati utilizzando un algoritmo proprietario che per riuscire nell’impresa ha bisogno di allenarsi su scene di 20-40 secondi per circa 12 ore. In particolare, per il video in cui il papà di Facebook pronuncia parole mai dette, il software ha sfruttato 21 secondi estratti da un’intervista di sette minuti realmente rilasciata da Zuckerberg nel 2017. Tanto è stato sufficiente per elaborare le immagini e l’audio della nuova clip falsa in cui si sente: “Immaginate questo per un secondo: un solo uomo con il completo controllo dei dati rubati di miliardi di persone, tutti i loro segreti, le loro vite, il loro futuro. Devo tutto a Spectre. Spectre mi ha insegnato che chiunque controlla i dati, controlla il futuro”. Il risultato non è ottimo: la voce suona robotica e il labiale non è perfettamente allineato con l’audio. Ma un osservatore un po’ distratto potrebbe cascarci. D’altra parte, neanche il filmato di Pelosi era perfetto. Eppure, ciò non ha impedito che la dem finisse bersaglio di attacchi e polemiche.

I rischi dei deepfake

Il filmato con Zuckerberg al centro della scena è solo l’ultima prodezza dei deepfake. Pochi giorni fa una ricerca condotta da due studiosi del Global Pulse, un’iniziativa delle Nazioni Unite, ha dimostrato quanto sia facile generare un falso discorso che, però, sembra proprio uscito di bocca da un membro dell’Onu: bastano alcuni strumenti open source e 13 ore di lavoro.

“L’evoluzione tecnologica è così rapida che i progressi a cui assistiamo, nel giro di pochi mesi, sono enormi”, ha spiegato a Repubblica Luisa Verdoliva, professoressa di telecomunicazioni dell’università Federico II di Napoli che dal 2016 fa parte di un progetto della Darpa, l’ente di ricerca della Difesa statunitense, con obiettivo la creazione di soluzioni per identificare i video fake. Non resta che prepararci a un domani in cui distinguere il tarocco dal vero diventerà sempre più difficile, tanto quanto sarà sempre più facile falsificare la realtà. Perché in ogni falso si nasconderà molto di autentico.